Intervista a Daria Pushkova Diplomatica all’Ambasciata della Federazione russa in Italia e Direttrice del Centro Russo di Scienza e Cultura a Roma

by Mundi Live

Oh Dio! Che favore immeritato: conosco l’alfabeto russo!

(Sergey Dovlatov)

Quando impari una lingua, lei ti osserva. Resta lì acquattata e ti guarda mentre come un sonnambulo annaspi nel buio e cerchi d’intuire il contorno nuovo delle cose. Ti scruta come si fa con uno sconosciuto che si avvicina e prende posto lì vicino a te. Ti verrebbe da dire che la sedia è sempre quella, che solo il suo nome è cambiato; l’oggetto è rimasto identico. Ma l’idea di sedia si trasforma, s’irradia in diverse accezioni, mentre il suo nome viene tradotto da una lingua all’altra. E insieme all’idea cambia anche il modo di sedersi, la maniera con cui ci si rapporta con l’oggetto.

Imparare una nuova lingua significa vedere il mondo con occhi nuovi, rinascere a nuova vita. Per questo, quando ti avvicini a una lingua, lei ti osserva: c’è da capire se ti è chiaro che questo non è un viaggio che stai facendo tu; è il viaggio che sta facendo te.

Daria Pushkova, diplomatica all’Ambasciata della Federazione russa in Italia, è una donna in viaggio dentro la lingua e la cultura italiana. Un lungo cammino che l’ha portata a diventare la Direttrice del Centro Russo di Scienza e Cultura a Roma.

Nata nella capitale russa, si è laureata all’Istituto Statale di Relazioni Internazionali di Mosca presso il Ministero degli Affari Esteri russo – MGIMO – e si è specializzata in pubbliche relazioni.

Sul sito internet del Centro Russo di Scienza e Cultura di Roma si legge che la Dr. Pushkova è giornalista professionista con oltre ventitré anni di esperienza. Ha mosso i suoi primi passi nel giornalismo nel team professionale del canale NTV, dove ha lavorato come redattrice di notizie internazionali. Ha lavorato come produttrice e poi come corrispondente presso la sede di Mosca della British Broadcasting Corporation (BBC). In seguito è stata consulente del servizio stampa del World Economic Forum, organizzando attività mediatiche a Davos e presso le altre sedi congressuali del WEF. Nell’agosto del 2005 è stata nominata capo dell’ufficio londinese dell’agenzia stampa Russia Today (RT). E’ rientrata a Mosca alla fine del 2009, dove ha continuato l’attività di corrispondente, unendola alla conduzione del telegiornale fino al 2015. Nel settembre di quello stesso anno, è diventata direttrice del dipartimento internazionale della rete televisiva VGTRK. Due anni dopo ha ricoperto la posizione di caporedattore dell’edizione serale del telegiornale “Vesti v 20:00”, sul canale televisivo “Russia-1” sulla stessa rete.

A giugno del 2019 è stata nominata Direttrice del Centro Russo di Scienza e Cultura a Roma.

Il Centro svolge la sua attività in stretta collaborazione con l’Ambasciata della Federazione russa in Italia e si adopera per la conservazione dello spazio russofono nella zona appenninica e nelle isole, Sicilia e Sardegna.

Tra i suoi obiettivi principali ci sono il rafforzamento dei legami bilaterali Russia – Italia, nella sfera culturale e umanitaria; la promozione dei contatti e della collaborazione nell’ambito della scienza e dello sport; il sostegno dei connazionali russi residenti in Italia; la collaborazione con le organizzazioni pubbliche e non governative e il supporto informatico rispetto alla politica estera e interna della Russia.

Al timone di questa prestigiosa nave di cemento costruita in una delle zone più esclusive della Capitale, nell’immediate vicinanze di Piazza Campo dei Fiori, la Direttrice Pushkova naviga dentro la cultura del nostro Paese, facendo vela tra conferenze, seminari, tavole rotonde, mostre e concerti.

L’amore per la cultura l’ha portata in Italia. Lei che è nata in un paese ricco di storia, una terra che si estende a est dell’Europa e che sembra non avere mai fine, sa benissimo che “siamo tutti usciti dal cappotto di Gogol’” e ancora prima dalle terzine dantesche d’inizio Trecento.

Lo siamo perché nessuno è rimasto estraneo alla produzione narrativa dell’Ottocento russo. Gogol’, Dostoevskij, Tolstòj, Čhecov, Bulgàkov non sono solo grandi scrittori russi. Loro sono tra i migliori autori della letteratura universale, giganti capaci di soffiare sulle vele per far procedere il viaggio della cultura di tutti i tempi verso nuovi porti, incontro a nuovi mondi.

Così, quando una casa editrice di Milano, Il saggiatore, ha licenziato alle stampe “Lettere”, un libro di milletrecentocinquantasette pagine, contenente la traduzione completa delle lettere di Dostoevskij, il Centro ha organizzato la presentazione online e all’evento hanno partecipato più di tremila persone. E’ stato un ottimo risultato, un riscontro che ancora una volta rivela quanto interesse suscitino i grandi scrittori russi nel nostro Paese.

La cultura, quindi, viene attraversata dalla Pushkova come uno spazio d’incontro, un momento di dialogo; la si può utilizzare come uno strumento, una ciambella di salvataggio in un mondo di effimera virtualità, come una nave pronta a tendere le vele e a portare con sé chi non si accontenta della cultura di facciata. L’opposto del cinguettio del mondo postmoderno, che vive la sua crisi e il suo sconforto per aver guadagnato in estensione ma perso in profondità.

L’uomo di oggi ha sovente valori relativi; egli si accontenta di un pensiero debole che ha abbandonato ogni pretesa d’universalità e spesso non sa andare oltre ciò che è sufficiente per una navigazione di piccolo cabotaggio, un eterno stare a galla a qualche metro dal bagnasciuga.

La Russia e l’Italia sono legate da profondi interscambi culturali che si riscontrano anche dove meno te l’aspetti. Mentre era a Venezia per il Festival della Laguna, la Pushkova ha avuto modo di confrontarsi con una regista russa e insieme si sono chieste come mai i nostri paesi siano tanto vicini, nonostante la distanza geografica. Persino viaggiando su un vaporetto dal Lido alla stazione di Santa Maria si possono vedere i ponti culturali che ci legano. Durante quel tragitto, infatti, è possibile rivedere il Muro del Cremlino, perché ciò che è stato creato a Venezia, è opera dello stesso gruppo di architetti italiani che ha lavorato anche nella Capitale russa.

Questo legame unico, tra Italia e Russia, ha un’origine antica. Entrambi i popoli vivono di bellezza e di cultura, ne sono autorevoli creatori da diversi secoli e conoscono l’importanza del bello, la centralità di quel “la bellezza salverà il mondo” che Dostoevskij riporta nell’Idiota, uno dei suoi capolavori più celebrati.

Ma per andare alla radice delle cose e comprendere che cosa s’intenda con quelle parole, occorre considerare che quello è un concetto che abbiamo imparato dai greci. Si tratta di un’eredità custodita per secoli, l’idea che ogni essere, per differente che sia, ha insito in sé i concetti del unum, verum et bonum e gode di un’unità interna che lo mantiene nell’esistenza. Quel bonum sta a indicare anche la bellezza come necessità intrinseca di ogni persona. Una meta verso cui già gli antichi facevano vela, usando tutte le loro capacità tecniche e creative per trasformare lo spazio della loro vita quotidiana in un locus pulcher.

A tutto questo tende il Centro che la Pushkova dirige. Nella sede romana si organizzano mostre, concerti e corsi di lingua. Si tengono corsi speciali dedicati alla letteratura, alla pittura, all’arte e ai suoi grandi esponenti russi. Non si tratta dunque solo della lingua del business, bensì di un programma formativo volto a tutti coloro che conoscono un po’ il russo e che hanno a cuore la cultura a tutto tondo. Il Centro Russo di Scienza e Cultura, allora, prende la forma di uno di quei salotti intellettuali, tra lettura e confronti culturali che attirano sempre più appassionati di arte e letteratura russa.

Tra gli ultimi eventi del Centro, vale la pena ricordare un appuntamento tenutosi tra Gradara e Pesaro. Inserite nell’ambito del progetto Francesca 2021, curato dal Professor Ferruccio Farina, le tre serate hanno preso vita grazie alla collaborazione attiva del Centro Russo di Scienza e Cultura di Roma.

“I grandi maestri della musica russa – Omaggio a Dante”, è stato un importantissimo evento che ha visto la partecipazione di un’istituzione di livello internazionale quale l’Orchestra Sinfonica Statale di Mosca, insieme alla soprano Svetlana Kasyan e sotto la direzione di Ivan Rudin.

I primi due concerti si sono svolti nella suggestiva piazza d’Armi della Rocca demaniale di Gradara; la serata conclusiva ha avuto luogo in uno dei gioielli di Pesaro, il teatro Rossini. L’Orchestra Sinfonica Statale di Mosca, una tra le più rinomate della Federazione Russa, ha reso omaggio a Dante Alighieri proponendo due opere dedicate a Francesca da Rimini, scritte da due tra i più grandi compositori di sempre, Tchikovsky e Rachmaninov.

La terza serata si è svolta a Pesaro ed è stato un omaggio a Gioacchino Rossini. L’Orchestra Sinfonica Statale di Mosca ha eseguito il Barbiere di Siviglia e il concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in re minore, Op. 30 di Rachmaninov.

Questo evento di tre serate è un esempio di prim’ordine che testimonia la sinergia profonda che lega la cultura russa a quella italiana, tra musica, poesia e amore per l’arte. L’influenza che Dante ha avuto nella cultura universale, lascia profonde tracce anche nella produzione poetica russa. Già a cavallo tra il ‘700 e l’800, un autore come Aleksandr Sergeevic Puskin aveva dedicato molto spazio, ammirandolo, al poeta fiorentino. Tanto che, nel 1831, il filosofo Petr Čaadaev gli scrisse: “Vorrei dire che finalmente è apparso in Voi il Dante russo”.

Ma anche gli artisti russi hanno donato molto alla cultura italiana. In questa sinergia del dare e ricevere, si crea una commistione che cambia profondamente, arricchendole, le due culture. Senza approfondire oltre l’influenza dei grandi scrittori russi già ricordati, vale la pena menzionare altri esempi d’importante lascito, questa volta grazie all’opera di alcune donne.

Tat’jana Pavlovna Pavlova è un’attrice russa, ricordata, oltre che per le sue interpretazioni e il suo lavoro come regista, anche per essere stata la persona che ha portato il metodo Stanislaskij in Italia. E’ un lascito importantissimo. Con lei il teatro italiano si apre a orizzonti innovativi ed esce dalle anguste prospettive provinciali in cui era confinato. Con il suo lavoro riesce ad anticipare, già negli anni ’20, la complessità dell’attività del regista e dell’attore, che sarà indispensabile per portare in scena gli autori della seconda metà del Novecento.

Anche nell’universo del balletto, l’influenza russa è chiarissima. Nella seconda metà del Diciannovesimo secolo, artiste come Virginia Zucchi, Carlotta Brianza, Pierina Legnani, furono tutte e tre ètoile nelle più importanti compagnie di balletto russo. La prima delle tre divenne tanto famosa che compare anche nei racconti di Anton Čhecov. E’ innegabile che l’esperienza di queste tre ballerine abbia avuto un forte impatto anche nella storia del balletto italiano.

Oltre alle attività culturali, il Centro si occupa anche di scienze. C’è chi le fa risalire addirittura al XIII secolo, chi al XVIII, resta il fatto che le relazioni tra Russia e Italia, o meglio tra il popolo italiano e quello russo, posto che parliamo di un tempo precedente a quello in cui sono nati gli Stati che oggi conosciamo, sono da sempre numerose e proficue.

C’è una tradizione consolidata in fisica e in chimica, oltre che in alcuni aspetti della medicina spaziale. Il settore biomedico, oggi, offre grosse potenzialità di collaborazione e di sviluppo reciproco, sia da un punto di vista puramente medico, che biologico e biofarmacologico.

E’ di qualche decade l’Accordo tra l’Accademia delle Scienze dell’URSS e il CNR italiano, una collaborazione che ha portato agli esperimenti condotti dagli scienziati dei due Paesi nel Laboratorio del Gran Sasso sulla fisica della materia e delle particelle.

Certo le sanzioni imposte dall’Unione Europea alla Russia hanno creato difficoltà a entrambi i paesi e segnano una perdita per l’economia italiana che si calcola in miliardi. Per fortuna esiste ancora la possibilità di temperare queste cifre negative agendo a livello locale, dove si possono stringere gemellaggi tra le città dei due paesi. E’ un’opportunità riservata a città e regioni per mettere in mostra i propri talenti e prodotti. Il Centro si occupa anche di queste importanti occasioni d’incontro tra le economie dei due Paesi.

Il Centro Russo di Scienza e Cultura di Roma è quindi una nave in rotta verso ogni opportunità d’incontro con il nostro popolo, un battello battente due bandiere, a bordo del quale si parlano due lingue e si fa squadra per cercare insieme ciò che ha realmente reso grandi i nostri popoli: la lunga storia, la cultura e la ricerca della bellezza.

Per molti “la Russia è un rebus avvolto in un mistero che sta dentro a un enigma” (Winston Churchill), o se si preferisce, “un mondo a parte” (Pëtr Jakovlevič Čaadaev).

La verità è che l’universo Russia è qualcosa di molto più vicino, qualcosa in cui gli amanti della cultura potranno entrare semplicemente varcando la porta del Centro Russo di Scienza e Cultura di Roma. Lì troverete Daria Pushkova, una diplomatica russa elegante e molto preparata; lei vi allungherà la mano e v’introdurrà in una cultura che pensavate distante, ma nella quale siete cresciuti senza saperlo. Fine del mistero.

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