Mundi incontra Luciano Violante: “Democrazie senza memoria” e soft intelligence

by Mundi Live

di Margherita Chiara Immordino Tedesco

Luciano Violante, autorevole figura di spicco del panorama culturale italiano, già magistrato, docente e politico, ha ricoperto il ruolo di presidente della Commissione parlamentare antimafia (1992-1994) e di presidente della Camera dei Deputati dal 1996 al 2001. Attualmente è Presidente sia della Fondazione ItaliaDecide – che promuove un’analisi condivisa e realistica dei problemi di fondo del nostro Paese – che della Fondazione Leonardo, nata per favorire il dialogo con la società civile, promuovere nei territori di riferimento la cultura industriale e d’impresa, valorizzare il patrimonio culturale e museale locale e diffondere capillarmente appositi studi e ricerche nei rispettivi settori d’interesse.

Margherita Chiara Immordino Tedesco lo ha incontrato e durante l’appassionante dialogo, incisive sono state le parole dell’autorevole magistrato: “Stiamo vivendo non in un’epoca di cambiamenti, ma nel cambiamento di un’epoca dove un complesso di fattori si intreccia, dalle grandi migrazioni all’intelligenza artificiale […] Le tecnologie manipolano l’opinione pubblica e quindi anche le politiche per la Sicurezza, per cui diventa fondamentale comprendere la natura attuale dei conflitti, caratterizzati dalla guerra asimmetrica e dall’attacco ai sistemi informatici”.

Per guerra asimmetrica si intende un conflitto non dichiarato, con notevole disparità di risorse militari o finanziarie e nello status dei due contendenti. Un conflitto condotto con metodi di guerra non convenzionali.

Viene alla mente – in un non casuale volo pindarico – Mitridate VI, re del Ponto, che durante il I secolo a. C. con il suo esercito costituì la più grave minaccia all’egemonia romana nel Mediterraneo. Fu forse il primo esempio storico del perfetto analista che partecipa da solo alla gestione integrata del processo di Intelligence. Si trattava di un uomo che conosceva perfettamente ventidue lingue e che raccoglieva personalmente le informazioni, peregrinando a piedi per buona parte dell’Asia Minore.

Il termine mitridatismo, sinonimo di assuefazione ai veleni, deriva oltretutto proprio dal nome del Sovrano, che aveva abituato il proprio organismo all’assunzione delle sostanze velenose allora diffuse, vaccinandosi e rendendosene così immune. Si tratta di una tecnica della quale, ai tempi della Guerra fredda, si avvalevano anche gli Agenti dei Servizi segreti dei Paesi dell’ex Patto di Varsavia. Oggi, tuttavia, la biochimica avanzata ha messo a punto dei preparati all’avanguardia e capaci di superare e di annullare la validità del mitridatismo.

Tornando al momento attuale, la gestione dei processi di Intelligence a elevata complessità – come quelli in ambito militare, economico e politico – richiede competenze assai diversificate, all’interno di quella che si può definire struttura informativa integrata. In essa, ognuno contribuisce alla gestione delle informazioni secondo il suo peculiare punto di vista, per rendere efficace, soprattutto a livello di comunicazione, i vari apporti specialistici. Tale relazione offre dunque un approccio olistico, integrato e globale, al fine della ottimale gestione dei processi di Intelligence, convergendo in esso metodologie di analisi e scienza delle decisioni. Non si mira di certo ad approfondire gli aspetti specialistici di tali discipline, bensì a far comprendere, attraverso il concetto stesso di struttura informativa integrata, come esse interagiscano, fornendo all’analista una mappa ragionata delle loro interconnessioni, allo scopo di una gestione cosiddetta intelligente. Va altrettanto sottolineato che la crescente quantità di dati e di informazioni oggi disponibili, rende il ruolo dell’analista ancor più indispensabile per il processo decisionale. In passato non di rado accadeva che il decisore trascurasse il lavoro dell’analista, nell’accedere direttamente alle informazioni provenienti dalle varie fonti. Oggi un comportamento del genere sarebbe appunto inconcepibile e pericoloso, soprattutto perché sul fulcro de concetto di informazione si costruisce e garantisce la Sicurezza della Nazione.

La comunicazione della gamma d’informazioni deve pertanto avvenire in maniera rigorosamente congrua, evitando anomalie dipendenti da: errata codificazione da parte del soggetto attivo o informatore; errata interpretazione da parte del soggetto passivo o Funzionario d’Intelligence addetto al trattamento delle informazioni; interruzione della fonte informativa; perdita di informazioni durante la codifica e decodifica dell’informazione nel suo complesso. Tali anomalie possono ostacolare o inficiare lo stesso funzionamento della macchina d’intelligence, perché al suo interno il soggetto passivo opera in base alle informazioni ricevute e interpretate e, qualora esse siano errate o incomplete o non giungano in tempo utile, si potrebbero verificare seri inconvenienti, la cui gravità aumenta nel caso in cui le informazioni servano da supporto al processo decisionale. Data la loro importanza, le informazioni devono perciò essere analizzate e organizzate nelle forme, nei flussi, nei mezzi e nei tempi di puntuale comunicazione, affinché rispondano alle necessità del decisore economico, politico e militare. Nell’Intelligence odierna, tutti i riscontri devono esser resi in maniera completa, esatta e tempestiva. Un processo di comunicazione corretto è l’elemento vitale per l’efficienza e l’efficacia della macchina dell’Intelligence. Se per qualche motivo esso dovesse infatti interrompersi, si interromperebbe anche il funzionamento della Struttura Informativa Integrata stessa o comunque funzionerebbe in maniera irrazionale, non coordinata e quindi perniciosamente non controllabile da parte degli stessi addetti ai lavori. Una delle principali cause di fallimento delle operazioni d’Intelligence o della esiziale mancanza di previsione di eventi di una certa importanza, è proprio legata a quanto sinora evidenziato.

 

Il dottor Violante, durante l’incontro, continuando in un’attenta disamina del concetto di guerra asimmetrica, ha fatto riferimento a quanto sostenuto da Sun-Tzu, per il quale il massimo successo è vincere senza combattere, e a quanto poi elaborato nella contemporaneità dai generali Qiao Liang e Wang Xiangsui nel libro “Guerra senza limiti”, dove si prevede che i nuovi conflitti investiranno tutti i campi. Ha poi ricostruito la nascita e l’evoluzione delle Leggi sui Servizi, prima della quale istituzione il responsabile politico era un esponente militare individuato dalla NATO, ricordando inoltre come la legge del 1977 sia stata la conseguenza di una pronuncia della Corte Costituzionale sul Segreto di Stato.

In seguito, si è altresì rimarcato il ruolo decisivo per la Sicurezza nazionale del Nucleo di Sicurezza Cibernetica, che avvalora l’enorme capacità di intervento delle nostre Forze di Polizia, a difesa del Paese. Si è poi illustrato il recente concetto di soft intelligence, necessaria per fronteggiare le metamorfosi sociali e il nuovo ordine mondiale, contrapponendolo alla hard intelligence, espressione delle necessità informative tradizionali sino al Novecento. “Cambiando epoca – ha concluso Violante – occorre radicalmente mutare gli strumenti della Sicurezza, per cui la soft intelligence è una tecnica che implica il rapporto non con le persone, ma con le tecnologie”.

Per poter decidere razionalmente e al momento giusto è fondamentale disporre di informazioni precise, tempestive e pertinenti la realtà di un certo contesto sociale, economico, politico e militare. Le informazioni hanno sempre rappresentato il tessuto connettivo di queste realtà, ma è solo con lo sviluppo dell’informatica e degli strumenti di elaborazione elettronica dei dati, che esse hanno avuto una rapida evoluzione. Attualmente l’Intelligence dispone di una struttura informativa capace di produrre un flussoincessante di informazioni e conoscenze attraverso la raccolta, l’archiviazione e lo scambio dei dati. Dati, informazioni e conoscenza a loro volta sono concetti molto importanti per i quali è necessario chiarirne alcune distinzioni.

I Dati sono numeri, simboli oppure ogni tipo di indicazione ed espressione, riferita a eventi o fatti grezzi e quindi non elaborati. Essi contengono elementi, o, se preferiamo, segni, spesso indistinguibili a una prima osservazione, ma non per questo invisibili o nascosti. Individuarli è importante, poiché ciò può condurre l’analista a esiti utili per l’adeguata comprensione dei fatti. La semiologia, a tal proposito, è la disciplina che fornisce appositi metodi per individuare e interpretare tali segni. Maurizio di Sassonia, che fece esperienza diretta sotto Marlborough ed Eugenio di Savoia, nelle sue Utopie descrive alcune regole generali per l’interpretazione dei segni, cioè quelle manifestazioni fisiche del combattimento che, se interpretate in modo corretto, forniscono alcune indicazioni riguardo all’obiettivo dell’esercito antagonista. Trarre le debite conclusioni da segni di scarsa importanza o trascurabili, è una procedura ancor oggi seguita dagli analisti e dai ricercatori di Intelligence nell’ambito del sistema di analisi degli Indicatori e Allarmi. Ricordiamo, inoltre, che non è consigliabile affidarsi al solo trattamento dei dati in termini di elaborazione e classificazione, poiché si rischia di perdere la capacità di immaginazione. Occorre pertanto pensare creativamente, tenendo conto di tutte le possibili correlazioni esistenti tra i dati.

Le Informazioni sono invece il risultato dell’elaborazione dei dati. Gli analisti distinguono difatti tra dati, informazioni e conoscenza, spesso legando il valore delle informazioni alle capacità decisionali. A volte non è neanche possibile conoscere la portata complessiva delle informazioni disponibili. Ad esempio, può accadere che l’analista scopra autonomamente delle informazioni significative in una serie di dati in cui un collega non aveva indicato alcun elemento importante. L’analista, inoltre, deve anche individuare quale modalità di analisi delle informazioni intraprendere, avendo ben chiari pregi e difetti di ognuna. Al proposito, è fondamentale ricordare che uno degli errori più frequenti dell’analisi è quello di basarsi non sulle informazioni necessarie, ma solo su quelle disponibili.

Le Conoscenze costituiscono il risultato dell’analisi delle informazioni utilizzate nel processo decisionale. Sopra l’informazione, se l’organizzazione è capace di gestirsi, si costruisce la conoscenza, un’attitudine che in sostanza esprime il risultato di una gestione razionale e continuativa delle interazioni tra dati, informazioni, azioni passate, esperienze e comprensione. La conoscenza, una volta distribuita, si diffonde incrementando la capacità di controllo della complessità nel suo insieme. Ricordiamo, infine, che la conoscenza non è sufficiente per prevedere situazioni ed eventi futuri. Come sostiene l’ex capo del Mossad, Efraim Halevey, occorre non fidarsi della hybris dell’intelligence, cioè della convinzione di poter risolvere tutto con la conoscenza. Occorre, infatti, una visione di insieme della realtà che supera il concetto stesso di conoscenza.

Luciano Violante, durante l’incontro ha poi risposto alle numerose domande fatte dalla dottoressa Margherita Chiara Immordino Tedesco, che riportiamo in sintesi:

  • sul superamento del Parlamento:“non è solo il luogo della decisione ma anche della rappresentanza e della mediazione del conflitto dove si riconoscono le ragioni degli altri. Il Parlamento trae un ordine dal disordine, come nella teoria del caos”;

  • sulla giustizia: “siamo di fronte ad algoritmi che prevedono la reiterabilità dei reati, in un contesto in cui l’accesso alla giustizia negli altri Paesi è molto più costoso che in Italia”;

  • sui principi dell’intelligenza artificiale: “sono intesi molto diversamente tra Oriente e Occidente: nel caso di un incidente, una macchina a guida automatica nel primo caso tende a salvare un anziano e nel secondo un bambino”;

  • sulle scelte etiche dei robot: “in alcuni paesi si discute se, nei conflitti del futuro, perdere costosissimi robot che incidono sul bilancio dello Stato oppure sacrificare vite umane”;

  • sulle politiche dell’Unione Europea: “sarebbe utile la costituzione di un’Authority sull’Intelligenza artificiale”;

  • sulla fiducia nella democrazia: “oggi solo il 40 per cento della popolazione mondiale è governato con sistemi democratici, che negli ultimi dieci anni sono diminuiti e la tendenza è destinata ulteriormente ad accentuarsi”;

  • sui motivi della debolezza della democrazia: “è la crisi della ragione, accentuata dopo la caduta del muro di Berlino: durante la guerra fredda i due sistemi che si contrapponevano cercavano di dare il meglio di sé per dimostrare che uno era meglio dell’altro”;

  • sulle conseguenze della globalizzazione: “non era finita la storia ma ne cominciava un’altra”;

  • sulle elezioni americane: “Trump parlava all’America vera e profonda; la Clinton invece a neri, immigrati e gay. Il primo si rivolgeva alla maggioranza, la seconda alle minoranze”;

  • sul sovranismo: “non è altro che il ritorno del nazionalismo, dove i diritti dei singoli paesi prevalgono su quelli della comunità internazionale”.

Violante, nell’approssimarsi della chiusura dell’incontro, ha fatto riferimento al suo ultimo libro “Democrazie senza memoria”, ribadendo che la ragione ha peccato di presunzione e anche se le democrazie hanno perso fascino si tratta di un modello che va necessariamente reinventato.

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