La pace nel Mediterraneo passa attraverso IRINI

by Mundi Live

L’editrice di Mundi Live, la Dottoressa Margherita Chiara Immordino Tedesco, incontra a Roma l’Ammiraglio Fabio Agostini, Comandante dell’operazione EUNAVFOR MED IRINI, una tra le più importanti missioni militari internazionali nel Mediterraneo, il cui mandato è stato recentemente esteso per altri due anni dal Consiglio dell’Unione Europea.

In lingua araba Amir al-bar significa Signore o Principe del mare. E’ da qui che prende il suo nome il grado apicale della nostra Marina Militare, tradotto in italiano con Ammiraglio. Il Comandante Fabio Agostini è uno di questi Principi.

Lui che viene da un’esperienza professionale molto variegata, che l’ha visto impegnato per anni nel Gabinetto del Ministero della Difesa, dove già da allora si occupava di missioni internazionali e che l’ha poi portato a prestare servizio anche presso lo Stato Maggiore della Difesa, sempre impegnato in missioni sovranazionali, tanto europee che Nato, è un uomo abituato alle missioni operative. In tutto questo il Comandante Agostini è anche un esperto e studioso delle scienze della comunicazione. Un aspetto importante per chi sa che molti paesi si sono fatti la guerra perché non sono stati in grado di capirsi.

Mettendo insieme tutte queste cose, è apparso naturale ai vertici della Marina e della Difesa concedergli l’onore di poter comandare un’operazione di primaria importanza strategica come la EUNAVFOR MED IRINI. E’ importante sottolineare che si arriva a una simile nomina seguendo un iter che vede differenti attori. Il cursus honorum prevede che la designazione avvenga da parte del Ministro della Difesa del Paese che propone il candidato, ma la sua nomina deve essere approvata dalle autorità europee. Questo comporta che qualsiasi nome fosse stato designato dai vertici della Difesa italiana, sarebbe comunque stato necessario l’avallo anche delle autorità europee competenti in materia.  

Ma questa nomina non è solo l’importantissimo traguardo personale di un uomo da sempre al servizio dello Stato, il coronamento della sua lunga carriera operativa, è anche una dichiarazione di valore che viene tributata al nostro Paese, al quale le autorità europee hanno riconosciuto la valenza, la competenza e la statura necessaria a guidare un’operazione con numerose implicazioni di carattere politico strategico tanto importanti. Con questa nomina si da atto che l’Italia ha sempre avuto una particolare attenzione per tutto il Mediterraneo, si premia questa sua devozione e si tributa la nostra Repubblica del comando di un’operazione tanto importante come la IRINI.

Irini in greco significa Pace. Ed è proprio quest’ultimo l’obiettivo principale della missione comandata dall’Ammiraglio Agostini: proteggere e far fiorire la pace nel Mediterraneo attraverso un’azione di contrasto a qualsiasi attività che possa rendere la Libia una zona calda o un focolaio di guerra.

E’ un’operazione della massima importanza perché investe diversi profili strategici che sono stati per decenni causa di tensione e di pericolose derive nazionaliste e terroristiche. Essere fautori di pace nel Mediterraneo significa salvaguardare tutti gli equilibri in campo politico, economico, energetico e religioso, oltre a molti altri che affiorano lungo il cammino. IRINI rappresenta un’occasione di prestigio per dimostrare la volontà italiana di mantenere e coltivare una politica di buon vicinato con tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Questo mare che separa l’Europa dall’Africa è il Mare Nostrum, una piccola area d’acqua su cui si affacciano tre continenti, su cui si riversano le ambizioni e gli obiettivi di decine di Paesi che appartengono a mondi diversi ma che trovano nel Mediterraneo una possibilità di dialogo. Qui transita il 20% di tutti i traffici mondiali e ci sono paesi lontanissimi da questo specchio di mare che hanno comunque fortissimi interessi in queste acque; solo a titolo d’esempio, pensi alla Cina e al Giappone, per tacere degli USA e della Russia.

Il Mediterraneo è questa cerniera che da sempre rappresenta un punto d’incontro tra l’Europa, L’Africa e l’Asia. Si tratta del mare in cui si riversano culture e paesaggi diversi, economie e religioni diverse, etnie e lingue diverse. La diversità è la cifra e la ricchezza del nostro mare comune.

Ma spesso gli uomini si dimenticano di questa fratellanza di porti e navi e la vita pacifica è aggredita da venti di tensioni e di frizioni. Sono argomenti ben noti quelli della migrazione clandestina, del traffico di armi, di stupefacenti, del pericolo terrorismo, della barbarie dell’estremismo religioso. Il Mediterraneo è tutto questo, pregi e contraddizioni, agorà e forum d’incontri culturali ma anche fulcro di scontri, teatro di violenze e criticità cui non si può permettere di prosperare.

Il Mediterraneo è anche il nostro punto più vicino all’Africa e l’Africa è il continente del futuro. E’ il posto più ricco del pianeta per quantità e qualità di materie prime che vanno molto oltre il petrolio. La Libia è proprio uno dei maggiori esportatori di queste ricchezze, di questo tesoro sepolto nelle terre d’Africa. Ecco dunque come su questo paese si concentrino le mire di ricchezza di moltissimi attori, primari e secondari, che non sempre sono disposti a dar seguito ai loro interessi rispettando i trattati internazionali e restituendo una parte della ricchezza che portano via dal paese al popolo e all’economia libica.

Il Mediterraneo è un incrocio di continenti e come ogni incrocio ha bisogno di un semaforo, di qualcuno che regoli tutto questo traffico di commercio e d’interessi d’altra natura. Dinanzi all’incrocio che dà sulla Libia la Missione IRINA funge da semaforo e da dogana.

Il Mediterraneo deve essere un mare di pace, deve svolgere la funzione di un’antica agorà greca, il luogo di incontro di culture e di commercio. Nessuno si può permettere una situazione di ingorghi e di tensioni in quest’autostrada marina che da sempre ci ha reso possibili il commercio e l’arricchimento culturale tanto in Occidente, quanto in Oriente.

Se serve proteggere e coltivare la pace nel Mare Nostrum, allora nostro dev’essere anche il compito di garantire la stabilità in Libia. In quest’ottica IRINI rappresenta la volontà Europea di contribuire al processo di pace nel paese nordafricano e, di conseguenza, in tutto il Mediterraneo. L’Operazione affidata al Comandante Agostini ha avuto l’avallo da parte di tutti i paesi europei, proprio in ragione di una riconosciuta centralità delle operazioni svolte da IRINI nel raggiungimento della pace nel Mediterraneo.

In quest’ottica IRINI non può essere considerata la soluzione al problema, ma è certamente una parte di quella soluzione. La funzione svolta al servizio della pace dal Comandante Agostini e dai suoi uomini è imprescindibile e indefettibile, e offre concrete possibilità di riuscire ad accompagnare per mano la Libia dalla situazione d’affanno in cui versa, verso un porto più sicuro, un futuro di pace e prosperità.

La crisi Libica è affrontata dall’Europa e dalla comunità internazionale sotto diversi aspetti. Esistono un piano sociale, uno economico, uno politico, uno religioso e certamente uno militare. IRINI è una delle mani tese sul continente africano, una possibilità di collaborazione per un interesse comune e imprescindibile. Più precisamente, quello che l’Ammiraglio Agostini fa con la sua missione è contrastare il traffico di armi, o di qualsivoglia materiale o risorsa che possa avere un utilizzo bellico, che da qualsiasi parte del mondo sia diretto in Libia.

Questa continua operazione di controllo volta a tenere gli armamenti lontani dalla Libia permette di scansare dal tavolo il fracasso della guerra, assicurando invece alla politica e alla diplomazia di poter sedere a quello stesso tavolo per trovare con le parole e con gli accordi la strada per la pace nel nord Africa e in tutto il Mediterraneo.

Se la Libia si fosse trasformata in un arsenale, come certamente sarebbe successo se non si fosse interrotto il continuo flusso di armi e munizioni che c’era prima, il processo politico e diplomatico sarebbe stato senz’ombra di dubbio più impervio e critico. Contrastare i traffici illegali e illeciti di armi e permettere di aprire il campo alla diplomazia è l’obiettivo centrale di tanta fatica. 

Mentre l’operazione EUNAVFOR MED IRINI continua la sua azione di pace, occorre anche analizzare il recente passato dei paesi nord africani, per meglio comprendere la portata della missione di cui l’Ammiraglio Agostini è comandante.

La stagione delle primavere arabe ha portato con sé una ventata di novità e di aspirazioni che sono di fatto rimaste disattese. All’indomani dalla richiesta di libertà, democrazia e pace che in Libia, Tunisia ed Egitto erano state avanzate, dobbiamo riscontrare che il benessere che le precedenti dittature avevano comunque garantito, si è frantumato, aprendo le porte a una fase di tensioni ed estremismi.

E’ in quest’orizzonte di eventi che si colloca tutta l’attività dell’operazione IRINI ed è per questo che i suoi obiettivi sono centrali. I disfacimenti dei regimi che la Primavera Araba ha spodestato, hanno portato alla caduta di Gheddafi in Libia. Come detto, per quanto si trattasse di una dittatura, la sua leadership riusciva a mettere d’accordo le diverse anime che compongono quel paese, generando una situazione di arretramento tanto economica quanto politica e religiosa.

In questo modo si è aperta una crisi che ormai perdura da due lustri e che mette in serio pericolo la necessità di pace tanto in Libia quanto negli altri paesi nordafricani e in ultimo in tutto il Mediterraneo. Il dopo Gheddafi ha visto l’apertura di una voragine, un grande vuoto che lo stato libico non ha saputo colmare e che ha segnato un solco d’instabilità e conflitto sempre crescenti.

 

Dove mancano le istituzioni, dove la cultura dello Stato si affievolisce e arretra, germoglia il mal seme dell’incertezza e della povertà e cresce il groviglio ombroso e urticante del fanatismo e del terrorismo. Da lì sgorgano poi tutta una serie di problemi che come un fiume catramoso e putrido sfocia nel Mediterraneo portando con sé il pericolo di un contagio di fenomeni tristemente noti come i già citati estremismi e terrorismi, nonché il traffico di armi e di persone.

Questo vuoto melmoso dev’essere rapidamente sostituito da un nuovo Stato che attraverso le sue genuine e democratiche organizzazioni, sappia far arretrare le tenebre, riaffermando i principi di democrazia, pace e libertà. Per fare questo occorre lavorare su diversi cantieri e diventa fondamentale il primato della cultura e del dialogo. A fronte di diversi gruppi radicali che demoliscono edifici millenari dall’inestimabile valore artistico, occorre seminare arte e sapere.

Ma il lavoro di costruzione di pace di cui l’Ammiraglio Agostini è buon esempio, già all’indomani dell’estensione di altri due anni del suo mandato, deciso dal Consiglio dell’Unione Europea, inizia a dare buoni frutti e la situazione in Libia sembra dare segni di recupero.

In particolare, proprio in questi ultimi giorni, stiamo testimoniando un rinnovato tentativo di riappacificare la Libia, di riportare il Paese a una condizione istituzionale accettabile e credibile. Di fatto, è notizia delle ultime settimane, stiamo assistendo all’instaurazione di un nuovo governo di unità nazionale che avrà un ruolo di transizione e, ci si augura, sarà in grado di portare la Libia a elezioni libere e universali già alla fine di quest’anno.

La notizia è un premio per tutti gli attori della pace nel paese e ci consegna un governo rappresentativo di tutte le realtà libiche, supportato dalle Nazioni Unite e da tutti gli altri stati che si sono presi l’impegno di monitorare e intervenire a sostegno di una nuova Libia democratica e sovrana. Proprio nei giorni scorsi c’è stata una votazione del Parlamento riunito a Sirte che ha espresso una fiducia forte e bipartisan per l’instaurando governo di transizione libico.

E’ ovviamente un risultato fantastico perché, finalmente, dal 2011, c’è oggi un governo riconosciuto dalla Comunità Internazionale, forte della legittima fiducia del suo Parlamento, che ha tutte le carte in regola per guidare il paese a libere elezioni entro un arco temporale concretamente breve.

Questo è un passo fondamentale, ed è importante anche per l’operazione IRINI perché dalla nuova situazione che si affermerà, sarà più facile assicurare un maggiore supporto alla Libia, un aiuto più efficace per avvicinare il paese all’Europa, contribuendo con minor dispersione di energie alla strutturazione e al miglioramento delle capacità dei sistemi di sicurezza della guardia costiera e della marina libica. C’è da essere fieri del proprio operato perché, dopo tanta fatica, si intravede uno spiraglio concreto perché siano gli stessi libici a provvedere a garantire la sicurezza nelle acque di loro competenza.

Questo è fondamentale perché vuol dire che i libici diventeranno sempre più padroni dei loro sistemi di sicurezza e saranno in grado di garantire la loro parte nel processo di pace in corso in tutto il Mediterraneo. E’ esattamente quanto auspicato da tutta l’Europa. L’Unione non vuole sostituirsi alle forze di polizia o militari libiche, ciò che desidera è aiutare il paese a riconquistare la propria sovranità e il prestigio geopolitico che negli ultimi anni è stato compromesso dalla situazione venutasi a creare con la caduta di Gheddafi. L’Europa e la Nato sono pronte ad aiutare la Libia con l’addestramento, con la fornitura di mezzi e di apparecchiature. Questo è l’obiettivo principale della missione IRINI.

A novembre dello scorso anno le cose erano diverse. C’era molto scetticismo, un sentimento comprensibile per chi era appena uscito da una guerra fratricida. In quel mese c’era ancora un cessate il fuoco traballante e si era ancora lontani dagli ultimi avvenimenti distensivi. Tuttavia, già allora, non si sono riscontrate chiusure da parte delle autorità libiche. Tutte le richieste delle istituzioni libiche e delle diverse anime che compongono la sua popolazione sono state riportate davanti alle assisi delle autorità europee.

Questo desiderio di distensione e di collaborazione con l’Europa è andato via via maturando, fino ai fatti dei giorni scorsi. E’ ancora presto per poter dire come tutto questo si tradurrà in azioni concrete di addestramento e di fornitura di mezzi, ma la strada intrapresa è per certo quella giusta.

Il mosaico che si sta componendo in Nordafrica ci restituisce un’immagine di maggior distensione e cooperazione, qualcosa che sarà per certo utile e favorirà ogni lecito interessamento per creare una situazione di pace e di convivenza armoniosa.

Oltre a questo, non dobbiamo dimenticarci che c’è un interesse globale attorno alle vicende libiche. Tutti i paesi del nord Africa solo legati alla Libia culturalmente, economicamente e politicamente. Tutti desideriamo una Libia più stabile e in pace. E’ una conditio sine qua non per ridurre i traffici illeciti nel Mediterraneo, ridurre i rischi di terrorismo, aumentare il benessere economico e sociale in tutta la regione, in tutto il Mare Nostrum.

Al contrario, una Libia in guerra, polveriera di estremismi e terrorismo, metterà a dura prova il sistema Mediterraneo, come il Comandante Agostini ama definirlo. Si tratta di un’immensa regione, che va dal Golfo della Guinea fino al Golfo Persico, un territorio fortemente interconnesso, dove i legami sono tanto numerosi e stretti che il crollo di uno Stato rischia di generare un effetto domino capace di danneggiare anche gli altri paesi.

 

Nel processo di pace in corso nessuno Stato deve rimanere escluso. Si pensi, per esempio, alla Turchia. Stiamo parlando di un paese fondamentale nello scacchiere geopolitico del Mediterraneo. I turchi hanno sempre garantito la loro parte, intervenendo a numerosi seminari e incontri, portando il loro personale e importantissimo contributo alla stabilizzazione del Mediterraneo e continuano a farlo.

La Turchia è un attore che bisogna considerare attentamente poiché stiamo parlando di un paese che si affaccia sul Mediterraneo, che lo vive da secoli e che vuole esprimere la sua visione di Mare Nostrum e ha tutto il diritto di farlo, come noi abbiamo tutto l’interesse ad ascoltarlo. Non importa se i turchi, come qualsiasi altro popolo, saranno portatori d’idee lontane o contrarie alle nostre. Finché c’è un dialogo non possiamo che arricchirci tutti e tenerci lontano dalle crisi e dai conflitti.

Per entrare più nello specifico dell’Operazione EUNAVFOR MED IRINI, occorre precisare che ogni compito o intervento posto in essere dall’Ammiraglio Agostini e dai suoi uomini derivano da risoluzioni dell’ONU. Pertanto tutto ciò che è realizzato tramite IRINA è coperto dall’egida delle Nazioni Unite.

Più in particolare, sono state visitate oltre 90 navi. Questa è un’attività molto impegnativa perché consiste nel controllare tutto il carico trasportato dall’imbarcazione. E’ un lavoro che richiede tempo ma che va fatto per accertarci che non ci sia alcuna irregolarità. Se quanto ispezionato corrisponde con i documenti di carico e non sono rinvenute merci o materiali vietati, l’imbarcazione è libera di andare. Diversamente si arriva anche al sequestro della nave.

Per ora si è riscontrato un solo carico illecito. Non si trattava di armi ma di combustibile destinato ad aerei militari che stava andando in Libia. Più precisamente erano circa 13000 tonnellate di combustibile per uso militare. Poiché il combustibile rientrava nella lista dei materiali che l’ONU e l’Europa hanno dichiarato come non leciti, si è dovuto procedere al sequestro dell’intera nave.

Nell’area d’ispezione controllata dall’operazione IRINI transitano 200 navi al giorno. Questo rende impossibile controllare ogni singolo natante. La procedura è quella di controllare solo le imbarcazioni che vengono ritenute di maggior interesse o critiche. Le altre non è proprio possibile monitorarle.

Oltre al lavoro d’ispezione sul mare, la missione capitanata dall’Ammiraglio Agostini, è responsabile di 25 aeroporti e 16 pozzi petroliferi in Libia. Prima dell’emergenza Covid-19, sono stati monitorati ben 160 voli sospetti. Oggi che la pandemia impone una diminuzione del traffico aereo, anche i controlli sono ovviamente calati di numero.

Si tratta comunque di un lavoro davvero complesso che richiede molte energie e che dev’essere svolto con molta dedizione, perché se si abbassa la guardia e il flusso di armi e di rifornimenti bellici raggiunge la Libia, i conflitti potrebbero riprendere, sottraendo spazio alla politica e alla diplomazia.

Il motto della Marina Militare è Patria e Onore. Parole antiche che richiamano quel tempo in cui Roma imperava in tutto l’Occidente. Oggi l’imperialismo non ci interessa, ma fieri di quel Moribus antiquis res stat romana virisque, cerchiamo la pace con le altre genti, certi che non c’è tra le mille rotte che possiamo navigare in quel groviglio di strade di cui si macchia il Mediterraneo, nessuna barca che possa liberamente salpare se non in tempi di pace.

You may also like

This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. Accept Read More