La Nuova Via della Seta Parla il Prof. Antonio Selvatici

by Mundi Live

di Margherita Chiara Immordino Tedesco

Negli ultimi decenni, ci si è stupiti del proliferare di industrie tessili, chinashop, botteghe e boutique, che sembravano spuntare come funghi in una sorta di silente invasione. Ciò avveniva mentre, in Italia, si era costretti ad assecondare il cambiamento, arrancando tra un colpo di frusta di una manovra economica e un sempre più alto divario fra ricchezza e povertà.

 

 

In un’economia comunista, come quella cinese, la sfiducia verso gli istituti bancari, era ed è largamente diffusa. Mentre da noi le imprese hanno sempre avuto un approccio finanziario e speculativo coinvolgendo le banche, i cinesi compravano in contanti, investendo cifre rilevanti, tra licenze e buonuscite.

In Cina è ormai tipico e usuale, che i parenti affidino a chi espatria i propri risparmi, per farli rendere e crescere in un’attività aperta nel Bel Paese. Basti pensare che un operaio cinese guadagna 100, 150 euro al mese, in Cina, mentre da noi circa 1.000. I soldi che non spende, vivendo con poco all’interno di una delle tante comunità cinesi, li invia a casa cosicché i parenti, possano reinvestirli in nuove attività.

Questo accadeva e accade, tuttora che la Cina traccia la sua Belt and Road in Eurasia.

Con la firma del Memorandum of Understanding  avvenuta lo scorso 23 Marzo, si confermano vecchi accordi e si aprono nuove strade per il Paese del Dragone, non limitandosi esclusivamente a progetti nel settore dei trasporti, logistica e infrastrutture, che sono settori specifici riguardanti il progetto della Nuova Via della Seta, ma comprendendo accordi con un più ampio raggio operativo.

“La Cina si sta velocemente evolvendo da “fabbrica del mondo” a indiscusso protagonista globale. Il Paese governato dal potente Xi Jinping, ed oggi dopo l’ultimo Congresso ancora più forte, utilizza il progetto della “Nuova Via della Seta” interamente sostenuto da fondi pubblici, per ampliare la propria sfera d’influenza e controllare a livello globale nodi strategici per il controllo delle rotte marittime e terrestri nonché la costruzione di basi militari”.

Queste le parole del docente universitario, giornalista e saggista Antonio Selvatici, intervenuto al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.

“La Cina intende svolgere un ruolo nel Mediterraneo, per raggiungere facilmente l’Europa Centro Orientale, considerato il luogo dove si concentrerà la manifattura. La Nuova Via della Seta  e Made in China 2025  sono gli ambiziosi progetti che meglio esprimono la nuova politica del Paese del Dragone”- continua l’esperto.

La Belt and Road Initiative, alla quale l’Italia ha aderito tra timori e polemiche, nasconde diverse insidie, alcune delle quali decisamente trascurate. Per molti mesi le informazioni provenienti da fonti attendibili sono state rare, venendo quindi a mancare la base culturale su cui potere sviluppare dibattiti e riflessioni appropriati. La mancanza di approfondimenti e di confronto, ha permesso quindi di sbizzarrirsi con la vasta pubblicistica recentemente sviluppatasi dopo la firma del Memorandum d’Intesa con l’Italia. In questo modo, tutta la vicenda è stata diffusa ed interpretata con superficialità.

È noto, che la Cina importi grandi quantità di petrolio soprattutto via mare e, sempre via mare, esporti merci destinate al ricco mercato dellʼOccidente. Pertanto la sicurezza dei trasporti è fondamentale per la sopravvivenza economica e sociale della nazione del Dragone.

Il Prof. Selvatici ha precisato che la Nuova via della Seta sia un progetto globale inteso anche come alternativa militare all’Occidente, dove, ad esempio, per quanto riguarda l’Italia, attraverso i porti dellʼAlto Adriatico, intende avvicinarsi al cuore dellʼEuropa, dove il costo della manodopera risulta essere basso.

Il progetto cinese, sostenuto da fondi pubblici, mira ad ampliare la propria sfera d’influenza e controllare a livello globale nodi strategici per il controllo delle rotte marittime e terrestri nonché la costruzione di basi militari.

Le società cinesi protagoniste del progetto di “conquista globale”, ha detto il Docente, sono soprattutto aziende pubbliche, controllate dal Partito comunista (questo ha portato a delle lamentele sempre più frequenti, riguardo uno squilibrio di competitività a favore delle aziende cinesi e di una scarsa apertura del mercato della Repubblica Popolare alle imprese occidentali). Vi sono evidenti errori di lettura relativi alla visita di Xi Jinping nel nostro Paese. Sono stati pubblicizzati gli investimenti nella logica del profitto capitalista, mentre molti di questi rispondono a una logica di espansione politica e strategica.

Ricordiamo ad esempio, il ruolo decisivo della State Ownes Supervision and Administration Commission on The Council, commissione che controlla gli investimenti di 96 holding statali finanziarie, industriali e bancarie: “Bisogna ammettere – ha affermato Selvatici – che il sistema autoritario cinese a guida pubblica è il vero vantaggio competitivo. Ciò a livello globale provoca delle asimmetrie, da un lato gli Stati democratici dallʼaltro quelli autoritari”.

Il Professor Selvatici nel suo intervento, ha poi rilevato una serie di differenze tra Occidente e Cina: da un lato il mercato è considerato come regolatore e dallʼaltro insiste la “mano ben visibile” dello Stato; da una parte, ci sono élite elettive mediatiche e burocratiche, mentre dall’altra ci sono classi politiche dirigiste e cooptate, in base al merito di un cursus honorum. Sopratutto in Italia poi, alcune imprese vivono nonostante la politica, mentre altre imprese vivono attraverso la politica.

Nel “Grande gioco” dell’economia globale – ha detto – si partecipa alla stessa partita, ma con regole differenti.

Il modello di governance Cinese autoritario permette pianificazioni economiche a lungo termine e capacità di spesa pubblica consistenti, che i più fragili democratici stati dell’Occidente, non posso programmare e permettersi.

E’ evidente che la chiara volontà dei cinesi di diventare in breve il nuovo protagonista globale, viene sottovalutato sia dall’Europa che dall’Italia che sembrano non essere ancora in grado di comprendere e trovare il proprio ruolo nel futuro ordine mondiale.

Nel libro La Cina e la Nuova Via della Seta,  il Professor Selvatici spiega come lo scenario attuale sia stato ampiamente descritto già 20 anni fa: “Per chi s’interessa di geopolitica gli scritti del generale di stato maggiore dell’esercito cinese Qiao Liang sono diventati oggetti di riflessione. Il generale è noto in tutto il mondo per essere il co-autore del libro la Guerra senza limiti, pubblicato nel 1999 e tradotto in Italia dopo due anni15. Il testo teorizzava un modo «non tradizionale» di combattere una guerra. Ipotizzava come si sarebbe allargato ad altri campi, in guerre non convenzionali come gli attacchi terroristici (guerra asimmetrica), nella comunicazione attraverso internet, culturalmente attraverso i mass media, economicamente attraverso i tassi di cambio. Il testo comprende molti esempi di «attacchi» non effettuati con armi tradizionali, ma che si potevano inserire in un contesto di guerra non convenzionale. Il libro, soprattutto negli Stati Uniti, ha fatto molto discutere, la rivista italiana «Gnosis» (la rivista dell’intelligence italiana ) ha dedicato un lungo articolo riguardante le rifl sioni dall’allora colonnello Qiao Liang. La recensione evidenzia come lo scritto contiene anticipazioni che avrebbero potuto mettere in guardia contro il fenomeno del nuovo terrorismo. Per tali anticipazioni il libro e i suoi autori sono stati visti dalla società americana come reazionari, antioccidentali e persino filo terroristi.

Due anni dopo l’uscita della Guerra senza limiti, l’11 settembre 2001, l’attacco alle Torri Gemelle di New York: la materializzazione della teoria dell’alto ufficiale cinese. In ambiti politici e militari il saggio del generale Qiao Liang (anche se quando l’ha scritto aveva il grado di colonnello su- periore dell’Aeronautica cinese) è stato oggetto di dibattiti anche perché il modello di guerra asimmetrica mette in discussione la dotazione degli armamenti tradizionali di un Paese. Conseguentemente diventava oggetto di confronto anche la potenziale effi acia dell’industria di produzione bellica “tradizionale”. Nel 1999, anno d’uscita del saggio, la cyber-security, i cyber-attack, la guerra e i canali dell’informazione non erano ancora così sviluppati, ma i due autori già ipotizzavano scenari che si sono poi realizzati. Il generale Qiao Liang nel marzo del 2016 in un suo articolo dedicato alla strategia adottabile per controllare gli Stati Uniti scriveva: «il Partito comunista cinese dovrebbe dare massima priorità al controllo delle prin- cipali rotte commerciali, come il sud del Mare della Cina, lo Stretto di Malacca, Porto Gwadar e la linea ferrovia Cina-Pakistan»18; come vedre- mo più avanti in dettaglio la Belt and Road Initiative contiene tali priorità. Per il generale (ora anche professore PLA Air Force Command College) la Belt and Road Initiative «è il primo passo della globalizzazione della Cina […]. È una strategia contro gli Stati Uniti». Bisogna evidenziare come la strategia utilizzata sia soft, non preveda eventi bellici né conflittuali. Gli Stati coinvolti o «utilizzati» nel progetto della «Nuova Via della Seta» hanno offerto il loro consenso a essere aiutati dalla Cina. È un tipo di conquista che utilizza una politica non aggressiva che passa attraverso il palese consenso dei Paesi interessati. Una «conquista consensuale». È la strategia delle infrastrutture che crea consenso. Considerando che alle infrastrutture classiche dobbiamo aggiungere quelle per l’approvvi- gionamento energetico e delle telecomunicazioni. La contropartita della costruzione delle infrastrutture sono gli accordi economici. La politica americana di «esportare la democrazia» nella parte del globo interessata dal progetto de «La Nuova Via della Seta» (ma non solo) sembra ora perdere consensi e appoggi. La Cina sta vincendo la sfida.” – Antonio Selvatici-La Cina e la Nuova Via della Seta -Rubettino.

La strategia della Nuova Via della Seta consiste quindi nellʼinvestire, costruire e gestire le infrastrutture.

La diplomazia infrastrutturale si rivolge a singoli stati o a piccoli blocchi di stati. Il Porto del Pireo, in Grecia, in pochi anni ha concorso a ridurre di quasi la metà il traffico dello scalo di Gioia Tauro. Non solo vi è una Via della Seta marittima e una terreste, ma vi è anche quella delle informazioni che Huawei Marine sta perseguendo posando cavi subacquei che, nella maggioranza dei casi, seguono le rotte marittime”.

Durante il suo intervento al master in intelligence dell’ UNICAL il Docente ha poi proseguito, approfondendo la conquista dei porti da parte della Cina, ricordando l’investimento su “Gibuti” e la costruzione della prima base militare al di fuori della Cina, che nellʼOttocento rappresentò anche il primo insediamento coloniale italiano grazie alla compagnia navale Rubattino. Il Prof.Selvatici ha poi riepilogato successivamente, le presenze cinesi in Algeria, Iran, Tanzania, Israele, Belgio, Francia e per quanto riguarda l’Italia l’interessamento verso gli scali di Vado Ligure, Ravenna, Trieste e Genova.

La Belt and Road Initiative, che attinge da un fondo dedicato di circa 100 miliardi di dollari, rappresenta l’investimento più significativo ed impegnativo che vi sia al mondo. Adesso che per l’Unione europea l’apertura agli investimenti è un principio fondamentale ma, gli investitori dell’Ue non godono degli stessi diritti nei Paesi da cui proviene l’investimento.

Il Prof. Selvatici, citando la Golden Power a disposizione dei governi per regolare gli investimenti stranieri, l’ha messa a confronto con lʼesperienza statunitense del Committee of Foreign

Investiments che negli ultimi anni ha impedito la cessione a gruppi cinesi di aziende strategiche. In Europa ci sono 53 misure che riguardano prodotti siderurgici e tra questi 27 provenienti dalla Cina.

Analizzando più approfonditamente il tema caldo del Memorandum of Understanding  con la Cina, è evidente  come si sia confusa la parte istituzionale con quella commerciale. Alcuni passaggi del MoU – secondo il Docente – destano perplessità. Considerando la nostra tradizionale alleanza con gli Stati Uniti, fanno certamente riflettere affermazioni quali il contrasto degli “eccessivi squilibri macroeconomici, opporsi all’unilaterilasmo e al protezionismo”. Anche perché l’Italia, è un ottimo esportatore di merce verso gli Stati Uniti e, in proporzione, un pessimo esportatore di merci verso la Cina. Però, di converso, importiamo grandi quantità di merci dal Paese del Dragone. E’ evidente come la parte politico-istituzionale del MoU firmato a fine marzo a Roma irriti la sensibilità degli Stati Uniti i quali, evidentemente, si possono essere sentiti “traditi” dal paese dell’Europa che, tra tutti, vanta il maggior numero di basi militari Usa sul territorio.

E’ dunque molto probabile – ha aggiunto Selvatici – come l’inopportuno “slancio in avanti” dell’Italia, possa trasformarsi un boomerang politico.

Infine,a proposito di strategia, il Docente, ha evidenziato come il non intervento in Libia da parte di forze militari degli Stati Uniti potrebbe avere come conseguenza l’invio di migliaia di profughi verso l’Italia anche perché all’inizio degli scontri sono state messe fuori uso le piste d’atterraggio e di decollo degli aeroporti. Com’è stato recentemente evidenziato da un quotidiano nazionale ad un importante vertice politico italiano è stato fatto presente come dopo lo “slancio in avanti” dell’Italia con la firma del Memorandum cinese sarebbe stato imbarazzante chiedere l’intervento delle forze armate degli Stati Uniti.

Per l’esperto è evidente che il documento, potrebbe irritare la sensibilità degli USA, che tra tutti vanta il maggior numero di basi militari sul nostro Paese. Uno degli ultimi temi affrontati durante la lezione  al Master di Intelligence all’ UNICAL, è stato lo spionaggio informatico, potenzialmente possibile dall’utilizzo di tecnologie 5G di Huawei, tema centrale nello scontro tra Washington e Pechino.

Rinomato giornalista d’inchiesta, Antonio Selvatici si è specializzato presso Space, il Centro europeo per gli Studi sulla protezione aziendale dell’università Bocconi. Docente del Master d’Intelligence economica presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, è consulente sin dalla sua fondazione per la Commissione parlamentare d’inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale, composta da venti Deputati e unica istituzione al mondo a occuparsi di tale tema.

Con la casa editrice “Pendragon” ha pubblicato Chi spiava i terroristi. KGB, Stasi-BR, RAF (2009, edizione ampliata 2010), Il libro nero della contraffazione (2012, edizione ampliata 2014) e Il sistema Prato (2015). La sua ultima fatica editoriale sull’espansione del Paese del Dragone è La Cina e la Nuova Via della Seta (2018, Rubbettino), nella Collana del Laboratorio sull’Intelligence dell’Università della Calabria, con la prefazione del professor Mario Caligiuri.

“Non vi è una visione globale: la ‘conquista’ cinese sembra concentrarsi solamente sui porti di Trieste e Genova. In realtà la Nuova Via della Seta è un progetto globale inserito nella Going Out Strategy, che comprende l’Artico, buona parte dell’Africa, alcuni Porti israeliani (che ora non sono così contenti), Gwadar, alcuni Paesi dell’Europa Centro Orientale (i cosiddetti Paesi 16+1) […] Ora l’Europa sta cercando di cambiare direzione e propone attività per frenare gli investimenti cinesi. Anche perché – ed è bene sottolinearlo – i grandi investitori protagonisti dell’ambizioso progetto della Nuova Via della Seta, sono Imprese cinesi pubbliche che rispondono alla strategia del Governo. Xi Jinping è il ‘nuovo Imperatore’, che sta guidando la Cina a diventare leader globale. Lo scontro è anche (e soprattutto) culturale: differenti modelli di governance si stanno confrontando. Il consumato modello democratico può avere la meglio su quello ‘strutturalmente autoritario’ della Cina?” – Professor Antonio Selvatici.

 

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