Una finestra sull’editrice

by Mundi Live

Di Emanuela De Domenico

“Una viaggiatrice nel tempo. Studiosa, ricercatrice, che proviene dal futuro catapultata in una società arcaica. La mia visione grandiosa dei destini dell’uomo, in via di attingere ad una condizione superiore, proviene dal pensare che sia data sia dall’effetto delle scoperte della nuova biologia e nuova medicina epigenetica, sia dagli imprevisti della ricognizione spaziale e addirittura dall’auspicata sperimentazione di tecniche parapsicologiche, in fase di tentativo presso alcuni laboratori”.

È così che ama definirsi Chiara Margherita Immordino Tedesco.

L’opera della sua fondazione è preciso: “La Mundi Live fondazione Placido Immordino, è dedita a rovesciare il processo pessimistico e “reazionario” dei maestri che, ancorandosi all’antica saggezza orientale, al misticismo tibetano, non ravvisano nel mondo moderno altro che germi di decadenza, corruzione e preannunci di morte; io invece, ricollegandomi all’evoluzionismo “organico “e spiritualistico del padre Teilhard de Chardin, intravedo la via di una progressiva trasformazione dell’universo, che se si lascerà dietro l’età dello sviluppo geologico, non potrà che svelarci i misteri celati dall’inizio dei tempi”.

Il suo, come detto, è un ricco curriculum, dalla laurea allo IULM, ha successivamente ricoperto incarichi istituzionali in Presidenza, Comunità Europea, Accademia dei Lincei, passando dalle università di Bologna, Salerno, Pavia e Lecce.

Ha anche collaborato come advisor finanziario in aziende di stato. Attualmente le sue energie sono indirizzate al coordinamento finanziario di fondazioni scientifiche patrocinate dalla Presidenza della Repubblica, e alla direzione finanziaria di un Consorzio internazionale per lo sviluppo di appalti esteri.

È una donna consapevole, ricercatrice affermata e accreditata presso la Santa Sede, ma soprattutto creatrice e curatrice dei suoi altri pezzi di cuore, di cui abbiamo accennato prima,  la Fondazione dedicata a suo papà “Placido Immordino”, e l’associazione Mundi creata con il prof. Valeriano Venneri, esperto d’arte, che ne è il presidente per la Spagna, che racchiude tutti i sogni, le aspettative, i progetti e il futuro infinito di Margherita Chiara. Che si fondono in una entità di ampio respiro.

Assieme al prof. Valeriano Venneri, e al grande mecenate Stefano Bigalli, tra l’altro, stanno esportando l’arte e la finanza, grazie al contributo del presidente prof. Luigi Bellini del Museo Bellini Collezione Privata, in mondi lontani come il Qatar, gli Emirati Arabi, la Russia, Cina e molti altri.

Chi è stato il vero ispiratore di tutto questo movimento dell’anima?

Suo papà. Placido Immordino, uomo d’altri tempi, uomo di Stato, con l’adorazione per la figlia.

La stessa figlia che ha trasformato il dolore per la perdita del suo papà, lo scorso 7 maggio, in forza propulsiva per un percorso che è in pieno divenire tra arte, ricerca, progetti importanti e molte realtà che lei stessa ci svelerà.

Ascoltare la dolcezza di Chiara quando rivolge i pensieri a suo padre è trama di un racconto prezioso che molto presto vedrà la luce sotto forma di scritto.

Simile a quegli antichi merletti intrecciati che nascondono tra i fili i segreti di storie millenarie.

“Sono stata per lui la figlia tanto desiderata, avrei dovuto chiamarmi Penelope. Nel suo cuore era rimasto il ricordo della sua mamma bambina, mia nonna Rosaria è infatti morta quando aveva tre anni; da quel momento in poi ha sempre voluto una figlia femmina per cercare di avere accanto sempre una figura che gliela ricordasse”. “Prima che morisse, mentre gli stringevo la mano, negli ultimi suoi momenti, ha voluto stringere per l’ultima volta le tre donne più importanti della sua vita, mia mamma Maria Orsola, mia nonna Rosaria e me che ero il tramite di quel momento infinito”.

 

Un padre insomma innamorato del sogno della figlia, ancora prima che lei nascesse.

“Papà ha prima indossato l’uniforme ecclesiale da gesuita, per poi passare, come una identica vocazione, a quella militare. Da un ordine religioso quindi, a quello militare, che è un po’ la stessa cosa”.

“La vicinanza di mio padre, la sua educazione, tutto quello che giorno dopo giorno mi ha trasmesso, mi hanno portata ad intraprendere questo sentiero, e anche se oggi sono una persona complessa, a tratti spigolosa, sono orgogliosa di avere sempre un angelo e guida come lui a fianco”.

Non dimentichiamo, come detto, che Chiara ha ricoperto molti incarichi CEE, a Palazzo Chigi, e che tuttora si interessa e cura approfondimenti di diplomazia internazionale.

Ma tutto questo ha un filo conduttore. Una regia. Uno scopo preciso.

“Seguendo le orme di papà sono finita alla Santa Sede, in Vaticano, e cerco di mettere in connessione con lui tutte le cose che tratto, ed è per questo che è nata “Mundi”, la Fondazione che porto avanti per promuovere attività, in prospettiva interculturale, che hanno un vincolo o una relazione con l’esercizio della diplomazia scientifica, culturale ed economica e lo stimolo delle relazioni internazionali tra i diversi partecipanti sociali”.

Chiara promuove in sostanza, un esperanto della comunicazione, della ricerca, della buona cultura in virtù di salde alleanze, dialogo, scambi in grado di avere la forza propulsiva di innescare opportunità concrete nei campi di attuazione.

Una sorta di tributo che dal dolore di un’assenza, diventa qualcosa di immenso, che travalica la morte e fa rivivere il padre in altra forma e in milioni di particelle. Man mano che il suo corpo si è spento dunque, contestualmente si è accesa la telepatia in un rapporto che prosegue e si consolida anche dopo la morte. Una ricerca costante che affonda le radici nella medicina epigenetica aggregando paesi e progetti in un grande scenario di coscienza e buona volontà, nell’ambizioso intento di spingere sempre più questa ricerca verso la ricostruzione della realtà nella dimensione futuristica, anche in vista delle innumerevoli applicazioni dell’Intelligenza Artificiale.

“Papà mi ha sempre insegnato a perseguire con tenacia ideali e valori, non amava gestire e mischiare potere e denaro in cerca di visibilità, lui era un vero puro”.

A riprova di questa coriacea convinzione ci racconta anche il suo modo di vedere le cose:

“Non mischiare la terra con la divisa; non ha mai infatti voluto accettare incarichi nella sua amata Sicilia proprio in virtù di certi saldi principi, ma il suo ultimo pensiero, e questa è una certezza, è stato per Villalba, paese dove ogni anno tornava in vacanza”.

Ma molti tratti di Placido Immordino li ritroviamo in sua figlia. In Sicilia si direbbe che sia: “riveduta e corretta”.

Il pragmatismo, il volere avere tutto sotto controllo e gestire ogni cosa con competenza e spasmodica precisione, con una missione, sempre viva in mente e tradotta in ogni azione intrapresa.

Non sempre è facile scrutare i pensieri di questa creatura misteriosa che sta in bilico tra una vita concreta che a tratti le va stretta e una dimensione a lei molto più congeniale che è quella del fluttuare sugli eventi, per riuscire finalmente a carpirne l’anima e l’eternità. La possibile ripetitività. La felicità altro non è che questo: il desiderio incessante della ripetizione di qualcosa che ci fa stare bene.

L’opera della sua creatura, come detto la Fondazione, è proprio questo.

Voglio definire Margherita Chiara Immordino Tedesco come una studiosa e aspirante filosofo, che tiene sulla punta delle dita i fili impercettibili di qualcosa che sta già vedendo accadere.

Chiudo prendendo in prestito una frase che mi piace molto del già citato Pierre Teilhard de Chardin: “Credo che l’universo sia un’evoluzione. Credo che l’evoluzione vada verso lo spirito. Credo che lo spirito si compia in qualcosa di personale. Credo che il Personale-Supremo sia il Cristo-Universale”.

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