Arnaldo Pomodoro: La fondazione che innova e si rinnova

by Mundi Live

Intervista al Segretario Generale Carlotta Montebello

in collaborazione con Laura Berra (resp. collezione) e Federico Giani (curatore)

di Elvio Bordignon e Margherita Chiara Immordino Tedesco

 

Arnaldo Pomodoro è un grande artista italiano che non ha bisogno di presentazioni. Ha abitato e vissuto quasi tutto il ‘900 e oggi sta guardando con innata curiosità e meraviglia anche il nuovo secolo. Le sue opere sono come gioielli che ornano e abbelliscono la terra ma fanno di più, le conferiscono anche importanza. Sarebbe bello in proposito e lo propongo alla Fondazione Arnaldo Pomodoro se ancora non è stato fatto, scattare delle foto dall’alto dello spazio (nell’anniversario dei 50 anni dal primo sbarco sulla Luna) per mettere in luce questi autentici gioielli incastonati spesso all’esterno di abitazioni private e luoghi pubblici. Forse, con una visione diversa essi potrebbero assumere nuovi e inediti significati rimasti nascosti perché abituati a guardare le cose sempre da un unico punto di vista orizzontale.

Le sue opere hanno il potere magico e ancestrale di disorientare, destabilizzare, incantare, scandalizzare, commuovere, terrificare, sedurre chi si imbatte in esse per errore o per sua iniziativa. Non ti lasciano indifferente perché senza dirtelo si percepisce che fanno parte dell’uomo fin dalla notte dei tempi e così senti che fanno parte anche di noi e dei nostri umori e pensieri spesso contrastanti. L’importanza quindi del lavoro di Pomodoro sta nella sua attenta osservazione e comprensione del rapporto tra la scultura e lo spazio circostante raggiungendo l’obiettivo principale di trasformare gli stessi spazi già esistenti arricchendoli con le sue opere che portano ulteriori livelli di significato nelle aree urbane. L’artista è riuscito a esplorare la forma del nostro mondo e persino la nostra mente attraverso le sue sculture, che presentano sia superfici incontaminate e lucide che segni di distruzione secondo un moto continuo quasi perpetuo. Queste condizioni opposte sottolineano i cambiamenti eterni a cui siamo esposti da sempre e la bellezza del nostro mondo che oscilla avanti e indietro tra unità e decadenza. Famose sono le serie delle ‘Sfere’ i cui strati interni che contengono ingranaggi sono il simbolo della complessità e della sottigliezza del nostro mondo. Pomodoro ha spiegato il motivo delle Sfere in una delle sue tante interviste: “La Sfera è una forma perfetta, magica ed io la rompo per scoprirne le fermentazioni interne, misteriose e viventi. È un oggetto straordinario perché riflette qualsiasi cosa ci sia attorno e crea contrasti tali che a volte si trasforma e non appare più. Resta invece il suo interno, tormentato e corroso, pieno di denti, grovigli, anfratti…”. Pomodoro è stato come stregato dalla forma perfetta di questa figura geometrica ma allo stesso tempo ha provocato la rottura della sua rotondità incontaminata causando un conflitto interno, tensione che minaccia di squarciare e far esplodere l’intera forma. Oltre alle Sfere, Pomodoro ha realizzato molte altre sculture ispirate ai solidi della geometria. Solo per citarne alcune. The Pietrarubbia Group è un ciclo iniziato nel 1975 e terminato nel 2015, dedicato al piccolo borgo omonimo nel Montefeltro. Nel 1983, per la piazza Amaliehaven a Copenaghen ha realizzato l’imponente gruppo dei Pillari per Amaliehaven e la grande fontana Forma solare, installate tra il giardino e il mare. Sempre nel 1983 ha realizzato le quattro Forme del mito, che hanno partecipato al World Expo di Brisbane del 1988 e che sono state definitivamente installate l’anno successivo nella City Square della città. Un’altra importante opera di Pomodoro è la scultura Colpo d’ala: omaggio a Boccioni, installata a Los Angeles, al centro di una grande fontana di fronte al Water and Power Building. Numerose poi sono le Sfere collocate in spazi pubblici e privati nel mondo: dalla Sfera con Sfera collocata nel Cortile della Pigna dei Musei Vaticani a quella collocata nel piazzale delle Nazioni Unite a New York, per arrivare a quelle del Trinity College di Dublino e all’Hakone Open Air Museum in Giappone. Nel 1995 l’artista ha costituito la Fondazione Arnaldo Pomodoro a Milano, che ha il compito di garantire la corretta informazione relativa alla sua opera, per la sua catalogazione e conoscenza e migliore conservazione. Scopo della Fondazione è anche quello di promuovere studi relativi alla storia e alla critica dell’arte moderna e contemporanea, di organizzare dibattiti e convegni culturali, di pubblicare riviste e libri nel campo della cultura, dell’arte, della letteratura e di istituire un premio per i giovani artisti. La Fondazione Arnaldo Pomodoro quest’anno compie 24 anni di attività e si sta continuamente evolvendo seguendo lo spirito stesso e la visione del suo fondatore. L’intervista che segue vuole dare uno sguardo all’interno delle nuove attività ed iniziative pensate e alle nuove collaborazioni esterne.

La Fondazione Arnaldo Pomodoro non smette mai di sorprendere perché dopo tanti anni vuole ancora migliorare. Quali sono le linee guida principali che caratterizzeranno il futuro della Fondazione?

Le nostre linee guida sono le stesse di quando siamo nati: garantire la corretta informazione e conservazione di tutte le opere di Arnaldo Pomodoro, promuovere ricerche e momenti di confronto intorno ai temi e alle figure più rilevanti dell’avanguardia contemporanea, sostenere i giovani scultori e organizzare attività didattiche per avvicinare il pubblico al mondo dell’arte.

Col passare del tempo sono cambiate le modalità, ma non il cuore della nostra azione. Nell’ultimo triennio abbiamo ripensato e consolidato le nostre iniziative di sostegno ai giovani (il ciclo annuale delle Project Room e il Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura) e arricchito il nostro programma di attività didattiche, che si rivolgono a tutte le possibili tipologie di pubblico. Nei prossimi anni saremo inoltre fortemente impegnati nel completamento del Catalogue Raisonné online del Maestro, nel riordino e nella valorizzazione del suo Archivio, e nella promozione della nostra Collezione – composta sia da opere di Pomodoro che di altri artisti – attraverso prestiti per mostre temporanee e comodati a lungo termine.

Una Fondazione che si occupa di arte e cultura non può che essere attenta e aperta a tutto ciò che succede intorno ad essa. In proposito, avete in programma delle iniziative volte a raccogliere e sostenere il meglio in senso culturale?

Osservare il panorama circostante e sostenere il meglio è lo spirito che anima le nostre iniziative rivolte ai giovani. Sia con le Project Room, cicli annuali di mostre di giovani artisti under 35 che organizziamo presso il nostro spazio espositivo di Via Vigevano 9, sia con il Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura, che è giunto quest’anno alla sua V edizione e che si propone, con scadenza biennale, di fare il punto sul panorama artistico contemporanea, segnalando uno scultore il cui percorso consista in una riflessione sia teorica che pratica sul fare scultura oggi. L’edizione 2019 del Premio è stata vinta da Aleksandra Domanovic (1981, Novi Sad – Serbia) che tra un paio di mesi esporrà un’interessantissima installazione in augmented reality alla GAM di Milano, in dialogo con un’opera di Medardo Rosso (dal 12 novembre 2019 al 6 gennaio 2020).

I social media stanno cambiando anche la percezione nei confronti dell’arte. Le opere possono essere distribuite alla massa interattivamente e in tempo reale per essere almeno fatte conoscere. Quali sono i vostri progetti su questo?

I social media sono ormai diventati un mezzo di comunicazione e promozione imprescindibili, anche nel mondo dell’arte, e in generale il digitale ci interroga sempre più sulla nostra percezione delle cose e guarda caso, l’installazione di Aleksandra Domanovic alla GAM parlerà proprio di questo tema!

Crediamo che la “dematerializzazione” delle opere d’arte offerta dal mondo digitale possa essere un’opportunità interessante per raccontare le opere reali in un modo diverso e forse più attrattivo per le nuove generazioni, oltre che per abbattere le distanze e magari rendere fruibili situazioni che normalmente non lo sono. Proprio per questa ragione nel 2017 abbiamo fatto realizzare Labyr-Into, una versione virtuale dell’opera Ingresso nel Labirinto, un environment di 170mq realizzato da Arnaldo Pomodoro e collocato negli spazi sotterranei dell’ex Museo della Fondazione, in Via Solari 35 a Milano, alla quale si può accedere pochi giorni l’anno con le visite guidate organizzate dal nostro Dipartimento educativo.

Dal vostro website si evince che c’è molta cura e attenzione anche per i bambini e i ragazzi (ho fatto il liceo artistico, sono figlio di insegnanti e ho sette nipotini per cui per me è lodevole e notevole). Il vostro prezioso contributo mira più a creare in futuro nuovi artisti, nuovi collezionisti, nuovi operatori ed esperti (restauratori, manager, galleristi) o nuovi e più “semplici” visitatori?

Il Dipartimento educativo è stato costituito nel 2007, quando avevamo il Museo in via Solari. Allora come oggi sentivamo la necessità di poter trasmettere la nostra passione per l’arte a tutti, a prescindere dal background culturale o dal livello di formazione. Anzi direi che la sfida più grande è proprio quella di avvicinare quelle persone che in qualche modo “diffidano” del mondo dell’arte perché si ritengono impreparate, prive degli strumenti per comprenderla.

Il nostro fare cultura non può essere rivolto solamente a chi già si dichiara interessato, al contrario, deve rivolgersi a tutti e deve poter rendere il nostro patrimonio “avvicinabile” a chiunque. Dal 2017 la Fondazione opera in maniera diffusa e, sebbene più complesso ed articolato, riteniamo che questo sia il modo migliore per tessere sinergie e legami con il territorio, per incontrare nuovi potenziali amanti dell’arte!

Le opere del Maestro sono collocate nel mondo, in spazi pubblici e privati, grazie alle numerosissime commissioni che si sono succedute nel tempo. Potreste consigliare un itinerario ideale (o più) per sperimentarle tutte o quasi?

Nel Catalogue Raisonné della scultura del Maestro, che abbiamo messo online lo scorso aprile (https://www.fondazionearnaldopomodoro.it/cosa-facciamo/catalogue-raisonne/login), è già possibile iniziare a scoprire tutte le opere che sono collocate in spazi pubblici nel mondo. Partendo da qui sarebbe certamente interessante mettere a punto degli itinerari di viaggio alla scoperta delle opere di Pomodoro, oppure un vero e proprio giro del mondo! Al momento la Fondazione propone il tour “Pomodoroincittà”, una visita guidata attraverso la città di Milano alla scoperta dei luoghi pubblici e privati dove sono esposte le opere del Maestro: è un’occasione per guardare la città con occhi nuovi, riscoprendo il legame tra il tessuto urbano, il patrimonio artistico e le istituzioni che lo ospitano e lo conservano.

 

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